Grotte e torri da Otranto a Porto Badisco


Storie e miti delle torri costiere da Otranto a Badisco e della Grotta dei Cervi

Il tratto di costa da Otranto a Porto Badisco, teatro di storie e leggende che ha ispirato poeti latini, ospita la famosa “Grotta dei Cervi”, la meno nota “Grotta dei Diavoli” ed una serie di torri di avvistamento.  

A poche centinaia di metri di distanza una dall’altra si collocano le due torri che incorniciano la Baia delle Orte, la più selvaggia delle spiagge otrantine: Torre del Serpe e Torre dell’Orte. La prima, nota anche come Torre dell’Idro, dal fiume che vi scorreva nei pressi, si ritiene che sia stata costruita in periodo romano e che avesse la funzione di faro. Fu restaurata in età federiciana in seguito ad un potenziamento strategico voluto dallo stesso Federico II. Il nome è legato ad un'antica leggenda che racconta di un serpente che ogni notte saliva dalla scogliera per bere l'olio che teneva accesa la lanterna del faro. Pochi anni prima della presa di Otranto nel 1480, i Saraceni si erano diretti verso la città salentina per saccheggiarla, ma disorientati dall’assenza di luce del faro spento dal serpente,  disorientati, passarono oltre e saccheggiarono la vicina Brindisi.

Rientra nella categoria delle torri a base circolare e forma tronco-conica: parzialmente diroccata, è visibile una sola parete e la scarpa.

Questa torre è costantemente presente nell'immaginario di questi luoghi, tanto da essere entrata nello stemma della città di Otranto dove è rappresentata con un serpente nero che l'avvolge. In comunicazione a nord con questa e con la Torre dell’Orte, sorgeva nel punto più ad est d’Italia, Torre Palascia: scomparso il pericolo turco, la torre fu abbandonata e nel giro di pochi decenni divenne poco più di un rudere. Venne completamente rasa al suolo per far posto, nel 1869, alla costruzione di un faro. A metà strada tra Punta Palascia e Porto Badisco si trova Torre Sant’Emiliano: fu fatta edificare durante il regno di Carlo V, nel XVI secolo e svetta a 50 m sul livello del mare.

Proseguendo verso sud si giunge a Porto Badisco: natura, mare, storia, mito, tutto ciò rende Porto Badisco un vero e proprio scrigno, affacciato sul mare Adriatico a pochi km da Otranto e Santa Cesarea Terme. La cornice naturale nella quale è collocato il borgo è particolarmente suggestiva: l’ambiente è quello tipico salentino, con il porticciolo naturale creato da un tratto addolcito della costa, la macchia mediterranea che arricchisce il suolo con i suoi colori e i suoi profumi, il mare limpido ed invitante, la tranquillità e l’armonia donata da quella natura ancora selvaggia e poco intaccata dall’intervento dell’uomo, campagne circostanti ricche di antiche e tipiche tracce di un tempo lontano, come i muretti a secco e i “furnieddhi”. Porto Badisco è inoltre una cartolina del mito; un velo di mistero e di leggenda avvolge il luogo. Secondo un'interpretazione ricorrente, infatti, fu Badisco il primo approdo di Enea, descritto nell'Eneide di Virgilio. L'eroe vi avrebbe fatto scalo nel suo viaggio in Italia dopo la fuga da Troia. Tuttavia, i cenni letterali del III canto dell'Eneide fanno riferimento a un posto ben popolato, con un tempio dedicato a Minerva posto molto in alto rispetto alla costa e con un porto ad arco difeso da uno scoglio. Elementi che spingono a ritenere più aderente la location virgiliana a quella del porticciolo romano di Castro ove tra l’altro è documentato archeologicamente il culto della dea Minerva. Ben più certa e dimostrabile è la presenza dell’uomo in ere molto antiche. Qui, nel 1970, fu fatta una scoperta che destò sorpresa in tutto il mondo scientifico: una serie di grotte collegate tra loro, ricche di pittogrammi risalenti al Neolitico, raffiguranti antichi episodi di caccia con cacciatori e prede, figure a sfondo sessuale e motivi geometrici dal significato ermetico e suppliche alle divinità per aiuto, conforto durante tutto il periodo venatorio. Le pitture parlano anche di allevamento, lotte, calamità, famiglia, bambini, cielo, apparizioni ma anche stagioni, sole, ricchezza, vita e morte. Si è pertanto giunti alla conclusione che le cavità naturali, note come “Grotta dei Cervi”, altro non fossero che un luogo di culto, un santuario della Preistoria. La fragilità e l'importanza delle pitture conservate, che hanno valso alla grotta l'appellativo di “Cappella Sistina della Preistoria”, rendono la fruibilità del posto un'esclusiva riservata agli esperti. Sempre presso Porto Badisco si trova la “Grotta dei Diavoli”, celebre per le rarissime forme di fauna che la popolano. Il cunicolo dei Diavoli si apre a pochi metri dalla Grotta dei Cervi, in località “Le Vigne” di Badisco, nelle calcareniti omonime, a 25 metri sul livello del mare. Il suo ingresso è alto circa 1,40 m, largo 2 m e “il cunicolo è così profondo e tortuoso che niuno mai è giunto a toccarne la fine”. In effetti come già segnalava il suo scopritore nel 1906, la grotta presenta sviluppo meandriforme in leggera discesa verso l’interno; percorsa qualche decina di metri, la sezione del corridoio si restringe ed il fondo si presenta allagato. Il lago che occupa ancora oggi tutto il pavimento dell’ambiente impedì l’ulteriore esplorazione. Il prof. Stasi scriveva: “Questa inaspettata oasi sembra fatta apposta per rinfrancare colui che si avventura a così brutto cammino. Più che l’acqua, lo stupore ferma i nostri passi, la nostra parola e nel silenzio di noi, parla in suo linguaggio il mistero del luogo”. Si poté successivamente constatare, grazie all’impiego di traccianti come la fluoresceina, che la “Grotta dei Diavoli” e la “Grotta dei Cervi” erano in comunicazione attraverso una serie di cunicoli completamente sommersi.

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